Orti di-Pinti e la campagna ri-torna in città

Chi conosce Firenze sa che dietro i pesanti portoni dei palazzi si nascondono spesso giardini inaspettati, destinati in passato a ospitare anche orti e frutteti. Nel corso del ‘900 molti di questi furono trasformati in più “convenienti” parcheggi o pertinenze, ma, a distanza di anni, se ne sta riscoprendo l’importanza.

 

Il Verde in città è fondamentale per una buona qualità della vita e, se ben concepito, costituirebbe anche un’occasione importante di crescita sociale e culturale. È quanto sta succedendo al numero 76 di Borgo Pinti dove, grazie all’Associazione Community Garden e al Centro Barberi che da anni si occupa di persone in difficoltà, è stato recentemente inaugurato il primo orto comunitario di Firenze. L’obiettivo più volte ribadito da Giacomo Salizzoni, responsabile del progetto, è stato quello di dare nuova vita a un vecchio campo sportivo trasformandolo in un’isola tranquilla dove, a due passi dal Duomo, fosse possibile riscoprire i piaceri e i vantaggi della campagna. Quest’iniziativa bella e ambiziosa ha da subito destato molto interesse. 

Tra cassoni rialzati e strutture dalle forme accattivanti è possibile imparare i segreti dei contadini, condividendo con gli altri le gioie e i dolori della vita all’aperto. La “promozione culturale” dell’orto costituisce una sfida importante per il futuro e, per questo motivo, sono in programma numerose iniziative.

Non si affittano aiuole ma si collabora affinchè le operazioni necessarie a rendere produttivo l’orto possano favorire i rapporti umani: la condivisione di successi e insuccessi orticoli diventa così il legante di profonde amicizie. Per essere ancora più virtuosi non ci si poteva che ispirare ai dettami dell’agricoltura biologica e della permacultura: sono stati scelti terricci puliti, si fa il compostaggio, si alternano le coltivazioni favorendo la consociazione di varietà mutualistiche e sono banditi i pesticidi. Un solo bruco innesca una vera e propria caccia al tesoro e, con tutti i suoi simili, è allontanato manualmente dalle aiuole.

Bancali industriali, tavole di legno e canne di bambù: i materiali utilizzati sono semplici ed economici, facilmente mantenibili e, soprattutto, facilmente sostituibili in caso di necessità.

Sempre all’insegna della sostenibilità è il curioso sistema di irrigazione: orci in terracotta interrati che, ispirandosi ad antiche tecniche di coltivazione, permette di ridurre i consumi idrici e il tempo necessario per l’irrigazione. Il livello di umidità costante favorisce la crescita delle piante e non ci sono rischi di ristagno radicale.

Nei cassoni si coltiva di tutto: antiche varietà di frutta, piante aromatiche, ortaggi dalle forme curiose misti a fiori e rampicanti. All’ombra di un sempreverde non mancano poi insolite coltivazioni di funghi.

I progetti per il futuro sono molti, tra questi rientrano il dotare il giardino di pannelli solari per sopperire al fabbisogno energetico e inserire vasche di decantazione per portare l’acqua del pozzo alla temperatura ottimale per innaffiare. Si vorrebbero inoltre introdurre arnie per le api e recinti per piccoli animali: una vera e propria urban farm capace di generare posti di lavoro e accogliere numerose attività.

Non bisogna però necessariamente far fatica per godersi questa magia: una semplice passeggiata sarà sufficiente per allietare i cinque sensi con le forme, i colori e i più svariati profumi dell’orto, tutto questo sotto lo sguardo attento e vigile di uno spaventapasseri in rete, curioso custode del luogo.

Per maggiori informazioni www.facebook.com/CommunityGardens

 

 (Testi e fotografie © Daniele Angelotti)

Commenti: 1
  • #1

    franco trevisi (mercoledì, 06 novembre 2013 09:48)

    Sono queste le interessanti iniziative che in questa epoca così volgare e martoriata ti infondono fiducia speranza e serenità!GRAZIE!