La Storia racconta, la Natura avanza

Qualche giorno fa con un amico che ben conosce le piante e l’arte dei giardini si rifletteva su quale possa essere il modo migliore per progettare oggi degli spazi verdi più o meno grandi e più o meno “urbani” che, oltre a essere belli, siano anche in grado di far stare bene chi li vive ogni giorno.

 

Si parlava in modo particolare di come le piante possano contribuire insieme agli elementi architettonici a dare personalità allo spazio circostante contrastando la sempre più massiccia cementificazione dei centri abitati. L’argomento può sembrare scontato e banale, ma si deve riconoscere che, anche tra gli addetti ai lavori, teoria e pratica prendano spesso strade divergenti, portando a risultati che suscitano trsistezza e perplessità.

 

Che le piante possano in qualche modo riconquistare l’ambiente urbano è un desiderio sempre più diffuso. Ne sono prova fior fior di progetti che in ogni parte del mondo stanno dando nuova vita a edifici fatiscenti, ferrovie abbandonate, cave dismesse e a molto altro ancora. Una natura in movimento che, come direbbe qualcuno, vuole uscire dai giardini per esplodere a scala planetaria.

 

È curioso però notare come certe aspirazioni si ripropongano ciclicamente attraverso varie epoche anche se con esiti e motivazioni differenti a seconda dei casi.. Pensare al verde verticale o ai tetti giardino di oggi fa così ricordare quella Natura conquistatrice tanto celebrata, forse più a scopo artistico che ecologico e utilistaristico, da Giovan Battista Piranesi. Il viaggio che proponiamo oggi passa attraverso le sue incisioni di rovine e città ideali: un percorso tra passato e attualità per suscitare la curiosità di conoscere più a fondo ciò che ci circonda.

 

 (Testo © Daniele Angelotti)

Commenti: 0