Potature o capitozzature? Questo è il dilemma!

Questo è il periodo dell’anno in cui si fanno le potature delle specie arboree a foglia caduca. Molto spesso però il termine potatura viene utilizzato impropriamente dai manutentori del verde o, comunque, viene abusato.


Per potatura si intende una serie di tagli di dimensioni tali da permettere la compartimentalizzazione della ferita, ovvero la formazione di tessuto legnoso in maniera che si chiuda la superficie di taglio esposta all’ingresso degli agenti patogeni. Inoltre si possono effettuare delle potature per togliere rami  secchi della pianta o per ridurre le dimensioni della chioma riportandola verso l’interno quando questi esemplari raggiungono una certa età.

 

Ogni specie andrebbe trattata singolarmente e l’arte della potatura non si può certo sintetizzare in poche righe: ci sono interi libri e materie di studio a riguardo. È importante però sapere come spesso gli interventi sulle piante siano gestiti con superficialità e ignoranza, spesso da personale non competente e non autorizzato. In molti paesi europei per fare questi lavori ci sono dei professionisti riconosciuti dalla legge e tali interventi devono essere disciplinati. Da noi molto spesso si interviene con spregiudicatezza accanendosi contro piante inermi e cittadini inconsapevoli dei danni prodotti dalle capitozzature e dalle false potature. Le piante sono una fonte di ossigeno e biodiversità, assorbono anidride carbonica, polveri sottili e altri inquinanti, mitigano il microclima circostante riducendo la temperatura e intercettando l’acqua piovana.

 

Nel nostro Bel Paese gli alberi sono spesso monumenti naturali e sceneggiatura di paesaggi incantati. Non dimentichiamoci che, più di altre nazioni, noi viviamo con l’immagine del nostro paese e se tale immagine viene rappresentata da un viale capitozzato o una quercia mutilata, facciamo, oltre che un danno ambientale, un danno estetico ed economico. Quando si fanno questi interventi di potatura si spendono soldi (molto spesso pubblici) e altri se ne spendono subito dopo perché quasi sempre la pianta si ammala, va trattata e, in pochissimi anni, di nuovo potata o abbattuta. Inoltre, la pianta capitozzata è meno sicura dal punto di vista della stabilità: è più facilmente soggetta a fratture, cedimenti e caduta a terra, provocando non pochi danni a cose e persone che si ripercuotono sulla collettività.

Facendo poi una riflessione più romantica, è bello vedere nella foschia della mattina o alle luci del tramonto una pianta che per anni è stata lì a farti compagnia, con i suoi rami contorti che hanno accompagnato la nostra vita, la storia e che possiede quei nodi, quelle particolari ramificazioni che la rendono rifugio sicuro per quella fauna pronta a dare il benvenuto alla bella stagione. Una presenza che rasserena come una vecchia signora che, quando sarà il tempo giusto, mostrerà i segni della sua stanchezza vegetativa e ci dirà come intervenire.

 

Quando è utile potare, potiamo, ma, quando si decidono questi interventi è necessario farli eseguire da personale competente, capace di mettere in sicurezza gli esseri vegetali in vista di coloro che usufruiranno quello spazio. La potatura è un argomento serio che dovrebbe essere monitorato dalle amministrazioni locali, indicando e dando il buon esempio alle comunità locali e ai cittadini che, spesso, non sono competenti in materia e affidano la loro fiducia a degli amanti delle motoseghe improvvisati.

 

Talvolta ci sono esigenze che non permettono la buona potatura o un corretto intervento, ma in quei casi le amministrazioni e i privati dovrebbero riflettere sull’abbattimento della pianta e il reinserimento di un eventuale nuova specie con caratteristiche più indicate per il luogo specifico; anche in questo caso la scelta dovrebbe essere indicata da un Arboricoltore certificato o da un agronomo/forestale paesaggista, in maniera da non commettere un nuovo errore e doversi ritrovare, a distanza di pochi anni, a intervenire drasticamente sulla chioma della povera pianta.

(© Elia Renzi)

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