La Mula di Boboli

Una delle sensazioni più belle che si possono provare visitando un giardino storico è quella di riuscire a cogliere l’anima pulsante della vita che lo generò. Lo sapeva bene Henry James quando, percorrendo i viali di Boboli, fantasticava su intere generazioni medicee affacciate alle finestre di Palazzo Pitti che animavano il giardino con giochi, feste e risate.

 

Questo spirito, impossibile da ricreare altrove ex novo in quanto strettamente connesso al tempo e alla storia di un luogo, è percepibile non soltanto per il ricordo degli intrattenimenti di corte o delle vite dei suoi abitanti, più banalmente è il frutto del quotidiano e di tutte quelle operazioni che scandivano le giornate.

 

Domestici, maestranze artigiane, giardinieri e scalpellini erano costantemente impegnati in lavori di costruzione e di manutenzione e, varcando l’ingresso principale di Palazzo Pitti, è interessante imbattersi in una lapide posta ai piedi della statua di Ercole che domina il Cortile dell’Ammannati. Vi è raffigurata una mula che trasporta i materiali necessari per completare l’edificio e un’incisione ne racconta le fatiche. 

“Lectiam – lapides – marmorea – ligna – columnas vexit – et ista tulit”

“Portò su di sé pietre, marmi, legname, colonne e, non ultima, una lettiga”


Questo soffio di quotidiano si avverte anche nei numerosi edifici di servizio che, tra le statue, le fontane e gli arredi ammirati ogni giorno dai visitatori, rischierebbero di passare inosservati qualora non ci si fermasse a riflettere su come sia stato possibile creare e conservare sino a oggi tutte queste meraviglie.

 

In un Giardino come Boboli le sorprese non finiscono mai e, a tal proposito, è curioso imbattersi in una stalla perfettamente conservata e riscoperta solo di recente. Si trova in una zona di buon passaggio, è ben nota l’antistante Catenaria dei Mostaccini, ma della porta di ingresso, tamponata da pietre e ricoperta da rampicanti, se ne era persa ogni traccia. Che fosse la stalla della famosa Mula che tanto si diede da fare nel portare le pietre per la costruzione del complesso? 

Nessuno può dirlo con certezza ma è bello immaginarla distesa sulla paglia per riposare dopo le fatiche del cantiere prima, e dei capricci degli ospiti poi. Terminati i lavori al palazzo la mula continuò infatti a viverci trainando per il giardino lettighe e carrozze. Un’immagine che sarebbe difficile da riproporre oggi ma che chiunque, immergendosi nei suoni di Boboli, potrebbe facilmente rivivere con la fantasia.

(© Daniele Angelotti)

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