Giardini Storici tra passato, presente e futuro

Un giardino storico costituisce un documento incredibilmente affascinante: è lo specchio di epoche succedutesi nei secoli e racconta in silenzio la vita di chi lo ha generato. Oggi più che mai conservare un giardino significa riappropriarsi di una storia che in fondo ci appartiene: un bene prezioso da difendere a tutti i costi dalla dimenticanza e dall’incuria.

 

Considerata in passato come il Giardino d’Europa, l’Italia ha sempre avuto un ruolo fondamentale nell’arte dei giardini ed è ormai ben noto quanto questi costituiscano una componente fondamentale del nostro patrimonio artistico e culturale. Non è di importanza secondaria il fatto che qualora fossero ben valorizzati contribuirebbero notevolmente anche allo sviluppo economico del Paese: le esperienze inglesi del National Trust piuttosto che quelle francesi del circuito dei Castelli della Loira rappresentano un buon modello con cui confrontarsi e basterebbe riflettere sull’importanza dei fenomeni delle Ville Venete, piuttosto che di quelle Lombarde, Piemontesi, Toscane, Laziali o Siciliane per rendersi conto di quanto questa presenza sia effettivamente capillare in tutto il territorio nazionale.

 

Processi di questo genere devono necessariamente calarsi nella realtà quotidiana di un giardino e si aprono così grandi dibattiti sul tema del restauro, della manutenzione e della gestione. Una delle problematiche che si riscontra maggiormente è quella della carenza di professionisti specializzati in grado di affrontare le problematiche di una materia vivente così delicata e imprevedibile. Giustificazioni economiche e politiche portano purtroppo a un brutto circolo vizioso che forse potrebbe sciogliersi considerando l’argomento in un’ottica culturale diversa, proprio come avviene altrove.

 

Ultimamente si sente sempre più spesso parlare della necessità di ritrovare “Giardinieri maestri d’Arte” come potevano essere in passato i membri di quelle vere e proprie dinastie dal pollice verde e italiane di origine che un tempo erano contese dalle principali corti europee non soltanto per progettare dei giardini, ma per trasformarli in un sogno che sarebbe stato da lì in avanti un faro per l’umanità intera.

 

Che sia arrivato il momento di osare maggiormente cercando “Giardinieri maestri di Cultura e di Vita”?

 

Forse questa è la naturale evoluzione: si diventa Maestri di cultura perché relazionandosi a un giardino storico ci si deve necessariamente confrontare con un sistema di tradizioni, simbologie, tecniche costruttive e accorgimenti che hanno significato molto in passato e che molto potrebbero rappresentare per il presente e il futuro; Maestri di vita invece perché in un giardino (storico e non) si apprende l’arte della pazienza e del rispetto, non è possibile mettere fretta ai cicli naturali così come non è facile ottenere successi senza adeguarsi alle esigenze delle componenti vive di un giardino.

 

C’è da fare molto ma le prospettive portano a sperare che in futuro si potrà fare molto. Forse è il caso di iniziare da subito a imparare ad osservare ciò che ci circonda: non un’estetica contemplazione bensì un modo critico di guardare il presente in relazione alle sue origini e con un occhio proiettato al futuro: un’analisi attenta volta a capire i problemi in vista delle soluzioni da trovare.

(© Daniele Angelotti)

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